Ci sono idee che non muoiono mai, non perché siano immortali, ma perché continuano a far paura. La Bauhaus è una di queste. Nata per liberare l'arte e il design dai vincoli del passato e metterli al servizio di tutti, si è ritrovata prima braccata dai nazisti, poi saccheggiata dal capitalismo.
La sua estetica oggi è ovunque: negli iPhone, nei mobili IKEA, nei grattacieli di vetro e acciaio. Ma il suo spirito? Quello è stato soffocato, distorto, trasformato in un vuoto esercizio di stile. La Bauhaus voleva cambiare il mondo, il capitalismo l'ha ridotta a un brand.
Ma partiamo dall'inizio. Cos'era la Bauhaus? Perché ha fatto così paura a Hitler? E perché oggi, anche se non la si perseguita più con la violenza, si continua a combatterla con il più subdolo dei metodi: il furto delle idee e la loro sterilizzazione?
Nel 1919, la Germania è in ginocchio. La Prima guerra mondiale è finita, ma il paese è in rovina. La monarchia è crollata, la Repubblica di Weimar è fragile, la fame e la miseria dominano le strade. È qui che un giovane architetto, Walter Gropius, lancia la sfida: creare una scuola che insegni un'arte e un design non solo per l'élite, ma per tutti. Una scuola che unisca arte, artigianato e industria, facendo della funzionalità la sua bandiera. Gropius sogna una "scuola universale" dove le barriere tra le discipline si dissolvono, creando un nuovo tipo di creatività che cambi la vita quotidiana.
Il suo approccio è dirompente: non si tratta di insegnare come fare una pittura che arredi una parete, ma di progettare per la vita. Semplicità, razionalità, eliminazione di qualsiasi orpello decorativo, alla ricerca di una bellezza che potesse adattarsi alla vita di tutti. La Bauhaus non era solo una scuola d'arte, ma un manifesto contro il passato, contro la tradizione, contro il decorativismo.
Il movimento si arricchisce presto delle menti più brillanti del tempo: Paul Klee, Wassily Kandinsky, László Moholy-Nagy, solo per citarne alcuni. Ogni disciplina è un terreno di esplorazione, e l'architettura è il campo d'azione principale. Il famoso slogan della Bauhaus diventa "la forma segue la funzione", una provocazione che spazza via secoli di ornamenti inutili e supera il concetto di bellezza come esteticismo puro. Gropius, con il suo spirito visionario, lancia la sfida definitiva a un sistema che aveva costruito il suo potere su gerarchie e convenzioni.
"L'arte non è una professione, è un dovere sociale."
— Walter Gropius
Eppure, questo sogno utopico non poteva durare a lungo. Se c'è una cosa che il mondo non può tollerare è il cambiamento radicale, e la Bauhaus, nella sua essenza, era un pericolo da neutralizzare.
Non appena Adolf Hitler sale al potere nel 1933, la Bauhaus diventa il capro espiatorio di ogni paura e pregiudizio. Il regime nazista considera l'arte modernista, inclusa quella della Bauhaus, come un tradimento della cultura tedesca. Il minimalismo, la geometria, la ricerca della funzionalità sono visti come segnali di decadenza e cosmopolitismo, lontani anni luce dalla glorificazione della purezza razziale e delle tradizioni germaniche. La Bauhaus è, quindi, accusata di essere un covo di ebrei e di comunisti, di forze estranee e sovversive. Nonostante l'entusiasmo di Gropius per le potenzialità politiche della scuola, non c'è posto in un regime che vuole spazzare via ogni forma di modernità e cultura "degenerata".
"L'arte deve essere un'espressione della razza."
— Joseph Goebbels
La Bauhaus è ufficialmente chiusa per ordine del Führer.
Invece di sparire, trova una nuova casa negli Stati Uniti, ma non nel modo che Gropius aveva immaginato. Molti dei suoi discepoli, come Ludwig Mies van der Rohe, diventano protagonisti di quella che sarà definita l'architettura "del capitalismo". Le idee della Bauhaus vengono saccheggiate, ma vuotate della loro componente sociale e politica. La forma semplice e funzionale, che doveva essere l'espressione di un cambiamento sociale, diventa il marchio di fabbrica di una nuova classe di consumatori: la borghesia capitalista, a caccia di uno stile che fosse sia elegante che funzionale.
La Bauhaus, in pratica, diventa una risorsa vuota. Il design minimalista si trasforma in un prodotto di lusso venduto a caro prezzo, svuotato di ogni contenuto politico. Apple con i suoi iPhone, IKEA con i suoi mobili prefabbricati, diventano i nuovi custodi di una estetica che ha perso il suo spirito di rottura. L'arte non è più al servizio delle masse, ma del mercato. Ogni curva, ogni angolo, ogni superficie liscia, è pensata per farvi comprare, non per cambiare la vostra vita. Il capitalismo ha preso l'eredità della Bauhaus e l'ha trasformata in uno strumento di profitto.
Ma la Bauhaus non è solo teoria. La sua storia è anche fatta di persone, di esperienze e di incontri, alcuni dei quali sono stati recentemente celebrati in un film che ha conquistato tre premi Oscar: "The Brutalist".
Il film racconta l'esperienza degli artisti e architetti della Bauhaus dopo che, costretti dall'ascesa del nazismo, furono accolti negli Stati Uniti. Con la narrazione di come queste menti brillanti abbiano cercato di adattarsi alla realtà americana, "The Brutalist" non solo esplora la difficoltà di vivere lontano dalla patria, ma anche il dramma di vedere le proprie idee manipolate e commercializzate in un contesto che li stava riducendo a meri professionisti del design. Non si trattava più di dare vita a una nuova società, ma di adattarsi a una macchina che sfruttava l'arte come merce.
Oggi la Bauhaus è più viva che mai, ma i suoi veri eredi sono ancora i sognatori, gli anarchici, i rivoluzionari del design, quelli che non vendono solo forme, ma sogni. Sono i designer che cercano di fare architettura ecologica, i progetti di edilizia a basso costo per i più poveri, i movimenti che portano avanti un'idea di design non come lusso, ma come accessibilità per tutti.
Eppure, la Bauhaus non è mai stata più odiata e distorta di oggi. Non dai nazisti (che non sono più tra noi), ma dal capitalismo che, pur continuando a usare il suo linguaggio, ha tradito il suo spirito. Lo stesso sistema che una volta l'ha cacciata con la violenza oggi la saccheggia senza scrupoli. Le idee della Bauhaus, quelle che volevano migliorare la vita delle persone, sono ora solo un prodotto venduto nelle vetrine di un mondo che vuole manipolare la bellezza per fare soldi. La Bauhaus è diventata, nel migliore dei casi, un'etichetta di classe, una moda che fa sembrare più sofisticati chi la adotta.
La verità è che la Bauhaus non è mai stata veramente accettata, né dai nazisti né dal capitalismo. Da un lato è stata combattuta per la sua visione di un mondo libero e giusto, dall'altro è stata trasformata in un oggetto di culto vuoto, sradicato dalla sua originaria intenzione di cambiamento.
Eppure, ogni volta che qualcuno progetta uno spazio, un oggetto, un'idea con l'intento di migliorare il mondo, la Bauhaus è ancora viva, sempre un passo avanti a chi cerca di imprigionarla. Perché le idee più pericolose non muoiono mai. Si possono solo temere.