La Distopia di Evangelisti: Da Fantasia a Realtà

26.03.2025

di Nicola Accordino

Quando Valerio Evangelisti pubblicò i suoi romanzi su Nicolas Eymerich, molti li lessero come affascinanti opere di fantasia, immerse in un universo distopico lontano dalla realtà. Oggi, invece, è chiaro quanto la sua visione fosse profetica: il mondo che descriveva nei suoi libri, tra inquisitori fanatici, società controllate e manipolazione dell'informazione, si sta concretizzando sotto i nostri occhi.

Ciò che un tempo poteva sembrare esagerato ora è tristemente riconoscibile. Il fanatismo religioso che plasma la politica, la censura mascherata da "difesa della verità", l'uso della tecnologia per il controllo sociale: il futuro oscuro immaginato da Evangelisti è diventato la nostra realtà. Ma c'è di più. La sua saga non si limitava a una critica generica del potere: anticipava con precisione i meccanismi di dominio che oggi vediamo operare su scala globale.

Il Medioevo di Eymerich non è solo un'ambientazione storica: è un paradigma ciclico della storia. Evangelisti lo usava per mostrare come il potere, in ogni epoca, utilizzi la paura, la religione e la scienza per consolidarsi. Nei suoi romanzi, l'inquisitore Eymerich è il perfetto burocrate della repressione: non crede nel bene o nel male, solo nell'ordine assoluto.

E oggi? In Mater Terribilis (2002), Eymerich si scontra con una setta di fanatici cristiani che utilizzano la tecnologia per diffondere un culto oppressivo. Non è forse quello che accade oggi con i movimenti estremisti religiosi, che plasmano leggi e governi? Pensiamo agli Stati Uniti, dove il fondamentalismo cristiano sta riscrivendo i diritti civili, o ai regimi teocratici che impongono regole draconiane in nome della morale.

Ancora più inquietante è il modo in cui Evangelisti rappresentava la manipolazione della fede come strumento di consenso. In La luce di Orione (2007), il fanatismo viene usato per giustificare guerre e persecuzioni, proprio come oggi vediamo governi e leader politici usare la retorica religiosa per alimentare divisioni, costruire nemici e giustificare restrizioni delle libertà.

Un altro aspetto profetico del suo lavoro è la visione di un ritorno a una sorta di "medioevo moderno", dove l'ignoranza e la superstizione vengono coltivate per controllare la massa. Oggi, il culto dell'ignoranza sembra trionfare in molte società. Si pensi all'indifferenza verso la scienza, il rifiuto della ricerca basata sui fatti e la crescente polarizzazione delle opinioni, in cui la verità viene considerata una questione di fede piuttosto che di razionalità.

Evangelisti stesso era consapevole della deriva che stava prendendo il mondo prima della sua morte, avvenuta nel 2022. In un'intervista rilasciata pochi anni prima, esprimeva la sua preoccupazione per il declino del pensiero critico e il crescente ruolo della propaganda politica nella costruzione della realtà.

«Il conflitto sociale e politico tra chi detiene il potere e chi lo subisce è centrale nella mia opera», dichiarava Evangelisti in un'intervista del 2018. «Questi meccanismi si ripetono nei secoli, e quello che vediamo oggi non è che una nuova forma di inquisizione.» 

Nel 2015, parlando del futuro della società, sottolineava come la tecnologia potesse diventare uno strumento di dominio più efficace della violenza fisica: «Oggi il potere non ha bisogno di roghi: basta far scomparire un'idea dai motori di ricerca, cancellare un profilo, diffondere una versione della verità più conveniente.» 

Questa riflessione, scritta anni prima, risuona particolarmente oggi, in un mondo in cui la censura digitale e la manipolazione dell'informazione online sono diventate pratiche quotidiane. I governi e le grandi piattaforme tecnologiche, proprio come gli inquisitori di Eymerich, possono decidere cosa è giusto o sbagliato, permettendo o vietando l'accesso a determinate informazioni. In questo contesto, le parole di Evangelisti diventano ancora più potenti, come un monito che giunge troppo tardi, ma che dovremmo assolutamente prendere sul serio.

Nella saga di Eymerich è il ruolo della tecnologia é profetico e la scienza viene piegata agli interessi dell'inquisizione, trasformata in strumento di dominio.

In Il corpo e il sangue di Eymerich (1996), la biotecnologia viene usata per alterare l'identità e controllare le masse, in una sorta di "riscrittura" della realtà biologica. Oggi, siamo di fronte a qualcosa di simile con l'editing genetico, le tecnologie biometriche e la manipolazione dell'informazione digitale: il controllo non avviene più solo con la forza, ma con la riscrittura delle identità e delle narrazioni.

In Cherudek (2002), Eymerich affronta un mondo parallelo dove la realtà è modellata dalla percezione e dalla propaganda. Oggi, viviamo in una realtà in cui la post-verità domina, dove l'informazione viene costruita per servire interessi specifici. Fake news, deepfake, algoritmi che modellano le nostre opinioni: Evangelisti aveva già descritto tutto questo nei suoi romanzi, trasformando l'Inquisizione medievale in una perfetta metafora del controllo digitale.

Ma ciò che è più inquietante è che, oggi, la tecnologia non è più solo un mezzo di controllo, ma anche un motore che amplifica il potere. La sorveglianza di massa, la raccolta dei dati personali e la profilazione psicologica sono diventate pratiche comuni. In Il castello di Eymerich (1995), l'inquisitore usa una rete di spie per ottenere il controllo totale. Oggi, le nostre "spie" sono le applicazioni che usiamo ogni giorno, che registrano ogni nostra mossa, pensiero e preferenza. La nostra libertà è ora sotto osservazione, costantemente, e siamo compiacenti in questo.

Nicolas Eymerich è uno dei personaggi più inquietanti della letteratura proprio perché incarna un fanatismo lucido, metodico, privo di dubbi. È lo zelota che agisce in nome di un ordine superiore, senza porsi domande. Oggi, gli Eymerich esistono davvero: politici, leader di movimenti estremisti, intellettuali asserviti al potere.

Nel mondo odierno, l'autoritarismo è diventato più raffinato. Non c'è più bisogno di repressione violenta: il controllo è sottile, nascosto dietro schermi, sotto forma di notifiche push e suggerimenti su cosa pensare o comprare. L'apparente libertà che ci viene concessa sui social media e nelle piattaforme digitali è solo un'illusione: siamo costantemente sorvegliati, profilati, manipolati.

Valerio Evangelisti non ha scritto solo romanzi: ha lasciato un monito. Leggere (o rileggere) oggi la saga di Eymerich significa dotarsi di una lente critica per analizzare la nostra epoca. Perché, come ci ha insegnato Evangelisti, il passato non è mai davvero passato: è solo una maschera che il potere cambia di volta in volta.

Forse la vera domanda non è se il mondo di Eymerich somigli al nostro, ma quanto ci stiamo avvicinando a diventare parte di quel mondo. E se non vogliamo che il nostro futuro somigli ai suoi romanzi, dobbiamo imparare a riconoscere e combattere gli inquisitori del presente. Evangelisti ci ha fornito le chiavi per farlo. Sta a noi ora usare quella consapevolezza per evitare che la distopia diventi realtà.


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Quando Valerio Evangelisti pubblicò i suoi romanzi su Nicolas Eymerich, molti li lessero come affascinanti opere di fantasia, immerse in un universo distopico lontano dalla realtà. Oggi, invece, è chiaro quanto la sua visione fosse profetica: il mondo che descriveva nei suoi libri, tra inquisitori fanatici, società controllate e manipolazione...

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