Nel Faust di Goethe, il protagonista, inebriato dal proprio genio e convinto di poter dominare il destino, stringe un patto con Mefistofele. Il prezzo? Tutto ciò che ha di umano. L'anima, il cuore, persino gli affetti diventano merce di scambio nella sua corsa al potere e alla conoscenza assoluta.
Non è forse la stessa storia che vediamo oggi con Elon Musk, l'uomo che gioca a fare Dio, che si crede un titano della modernità e che, nel frattempo, semina figli nel mondo come se fossero start-up in cerca di un finanziamento?
Se Musk fosse un personaggio letterario, sarebbe il Faust del XXI secolo, un uomo che scambia l'umanità per il mito dell'immortalità. Ma mentre Faust si pentiva alla fine del suo viaggio, Musk continua a rilanciare la sua scommessa con la realtà, senza mai guardarsi indietro.
Musk ha Quattordici figli. Quattordici esseri umani che, nel suo folle mondo, valgono quanto una Tesla nuova fiammante: oggetti da esibire nei momenti giusti, ma mai veramente vissuti o amati. Non esiste una narrazione in cui Elon venga descritto come un padre presente. Non ci sono foto di lui che accompagna un figlio a scuola, che lo tiene per mano mentre impara a camminare, che gli legge una favola prima di dormire.
Perché? Perché non è un padre, è un allevatore. I suoi figli non sono persone, sono trofei genetici, esperimenti di un progetto di ripopolamento che lui stesso ha dichiarato essere una delle sue missioni.
E che dire del suo stile di vita? Droghe, notti folli, dichiarazioni sempre più sconnesse e aggressive sui social: il ritratto perfetto di un padre devoto e presente, vero? Mentre predica i valori della famiglia e della tradizione, Musk ha figli con madri diverse, nati anche da maternità surrogata, in un'esibizione di incoerenza che fa impallidire perfino i più ipocriti tra i moralisti.
Ma che rapporto ha con loro? Nessuno, se non quello di un imperatore che ogni tanto si degna di concedere un'udienza ai suoi sudditi più piccoli. Non è un caso che una delle sue figlie, Vivian Jenna Wilson, abbia chiesto di cancellare ogni traccia del suo legame con lui, rinunciando persino al cognome. La motivazione ufficiale? "Non voglio essere associata a quest'uomo in nessun modo, forma o misura."
Se la paternità si misurasse in termini di affetto, presenza e dedizione, Musk sarebbe il peggior padre della storia moderna. Ma nell'universo distorto in cui si muove, i figli sono solo un altro indice di successo, numeri da esibire nel suo curriculum di predatore del futuro.
Mentre spaccia la sua immagine da genio visionario, Musk è in realtà il re dei sussidi pubblici. Ha costruito il suo impero non solo sulle idee, ma soprattutto sui soldi dei contribuenti, ricevendo miliardi in finanziamenti statali. Dalla NASA a Tesla, dai contratti governativi per i satelliti Starlink fino agli incentivi per l'energia rinnovabile, Musk ha sfruttato ogni scappatoia possibile per accumulare ricchezza.
E i suoi fallimenti? Non si contano. Tesla ha rischiato il collasso più volte, Hyperloop è una barzelletta, Neuralink è un incubo etico, Twitter (o X, come lo chiama lui) è diventato una palude tossica di insulti e complottismi. Ogni volta che qualcosa va male, Musk fa quello che sa fare meglio: incolpa qualcun altro, licenzia metà dei dipendenti e twitta una scemenza per distrarre il pubblico.
E il suo stesso padre? Errol Musk, in una memorabile intervista televisiva, lo ha massacrato in diretta, affermando che non è affatto fiero di lui e che, anzi, ritiene suo fratello Kimbal molto più intelligente e realizzato. Cosa c'è di più ironico di un uomo che vuole colonizzare Marte ma che non è riuscito nemmeno a conquistare il rispetto di suo padre?
Ci sarebbe da ridere, se non fosse tragico, nel vedere milioni di persone comuni osannarlo come un messia. Operai sottopagati, impiegati precari, studenti con il conto in rosso: tutti pronti a difendere Musk con le unghie e con i denti, come se la sua ricchezza fosse una benedizione anche per loro.
E invece no, Musk non li salverà mai. Musk è l'incarnazione dell'oligarchia moderna, uno che ha licenziato in massa i suoi stessi dipendenti via email, che si è fatto finanziare dallo Stato mentre predicava il libero mercato, che ha manipolato il valore delle criptovalute con tweet improvvisati, facendo guadagnare sé stesso e lasciando sul lastrico i suoi stessi fan.
Eppure, eccoli lì, i devoti del culto di Musk, sempre pronti a giustificare qualsiasi sua mossa, a difenderlo anche quando va contro i loro stessi interessi. Questa non è ammirazione, è sindrome di Stoccolma collettiva, un misto di analfabetismo funzionale e sadismo interiorizzato.
- Analfabetismo funzionale perché non capiscono che Musk non è un benefattore, è un predatore che sfrutta ogni vantaggio possibile per arricchirsi.
- Sadismo perché in fondo amano vederlo umiliare dipendenti, giornalisti, politici. È l'illusione del servo che si sente potente perché il padrone calpesta qualcun altro.
Ma la verità è che Musk non è il loro amico. Non è il loro eroe. È solo un miliardario che li usa come pedine nel suo gioco più grande. E quando non serviranno più? Verranno scartati, proprio come quei figli che non si adatteranno al suo sogno di supremazia genetica.
Musk non è un visionario, è un uomo pieno di contraddizioni.
- Predica valori tradizionali, ma ha una famiglia più caotica di un reality show.
- Si atteggia a padre esemplare, ma i suoi figli scappano da lui.
- Dice di essere indipendente, ma vive grazie ai soldi pubblici.
- Promette di salvare l'umanità, ma si arricchisce sfruttando i suoi stessi fan.
Se Elon Musk è davvero "il padre del futuro", allora il futuro ha un problema.
Musk ama dipingersi come un pioniere, un Prometeo moderno che porta il fuoco della tecnologia all'umanità ingrata. Ma se guardiamo oltre la propaganda, cosa vediamo? Un uomo ossessionato dal proprio ego, incapace di gestire le sue stesse aziende senza trasformarle in scenari di guerra.
Pensiamo a Twitter (ora X). Musk l'ha comprato con la stessa mentalità con cui si prende un giocattolo nuovo e, come un bambino capriccioso, ha iniziato a distruggerlo pezzo dopo pezzo. Ha licenziato ingegneri chiave, ha trasformato la piattaforma in un covo di troll e ha eliminato qualsiasi controllo di qualità, tutto per il suo ridicolo sogno di "libertà di parola" – che, nella sua mente, significa poter dire qualsiasi cosa senza conseguenze, tranne quando si tratta di criticarlo.
E mentre il mondo guarda attonito il declino di una delle più importanti piattaforme di comunicazione, Musk continua a fare la cosa che gli riesce meglio: dare la colpa agli altri. Colpa dei giornalisti, colpa della "cancel culture", colpa dei "woke", colpa degli alieni, colpa di chiunque tranne che sua.
Ma questa è una strategia vecchia come il mondo. I grandi megalomani della storia hanno sempre venduto la loro grandezza come un destino ineluttabile, mentre dietro le quinte si consumava il disastro. Musk non è diverso.
E poi c'è Marte. Ah, Marte! La sua ossessione, il suo pallino, il suo sogno di gloria finale. L'idea che la Terra sia spacciata e che l'unica speranza dell'umanità sia scappare su un pianeta deserto, inospitale e letale.
Ma chi pensa Musk che potrà colonizzare Marte? Lavoratori comuni? Famiglie? No, solo i miliardari e i loro servi più fedeli. Sarà un'oligarchia interplanetaria, un feudo spaziale in cui i poveri resteranno sulla Terra a soffrire, mentre i ricchi costruiranno le loro utopie fantascientifiche a migliaia di chilometri di distanza.
Perché la verità è questa: Musk non vuole salvare l'umanità. Vuole salvare sé stesso e quelli come lui.
Ma nonostante tutto, milioni di persone continuano a vederlo come un salvatore. Perché? Perché viviamo in un'epoca di disillusione totale. Le istituzioni falliscono, i politici mentono, il futuro sembra sempre più cupo. E in questo vuoto, Musk si inserisce come un guru, un messia della tecnologia che promette un domani migliore – ma solo per chi lo segue ciecamente.
I suoi fan lo difendono come una divinità, come se attaccare Musk fosse attaccare il progresso stesso. Ma il progresso non ha bisogno di un miliardario viziato e narcisista. Il progresso è collettivo, non il capriccio di un uomo solo.
Eppure, mentre il mondo brucia, Musk continua a lanciare razzi e tweet, convinto di essere al centro dell'universo. Ma la verità è che un giorno, quando la sua stella si spegnerà, resterà solo il deserto che ha lasciato dietro di sé.
Il padre del secolo? No. Solo un altro uomo che ha confuso il suo riflesso con il destino dell'umanità.